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VINCENZO GUARNA – VISSE PER ISCHERZO, scritti

Un'antologia dei lavori dell'indimenticato autore calabrese...

Abbiamo ritenuto di fare una cosa giusta quando insieme al Prof. Antonio Barbuto nel corso di una iniziativa promossa dalla Pro Loco di  Satriano ci siamo detti: “ma sì, dobbiamo pubblicare gli scritti e le poesie  di Vincenzo Guarna. Ne vale la pena e se lo merita”. E se lo è meritato davvero. Chissà quanto avrebbe potuto scrivere e  raccontare dall’alto della sua grande confidenza con la penna, della sua  poderosa cultura, della sua freschezza intellettuale, della sua capacità di  interpretare gli avvenimenti senza mai appiattirsi sul pensiero dominante  o sulla ondata emotiva del momento. Ma schivo com’era, senza mai farsi  prendere dalla smania e dalla superbia molto diffusa di questi tempi  dell’ostentazione senza misura dei propri saperi, si limitò all’essenziale. A  ciò che è contenuto in questa “raccolta di scritti” che abbiamo voluto  fissare in questo libro per ricordare adeguatamente una personalità che  ha dedicato tutta la sua esistenza, più di sessant’anni, alla scuola. Da  quando frequentò le elementari e l’università a quando divenne docente e  preside, ruolo che seppe interpretare senza formalismi o burocratismi di  sorta, ma con passione, dedizione e quella grande umiltà che hanno  consentito all’Istituto Alberghiero di raggiungere importanti traguardi. In questi suoi scritti (“Satriano 1936 e dintorni”; “Fenomeno Pecci, ovvero  gli ammonitori”; “Il terzo tempo dell’itinerario poetico di Eugenio  Montale”; “Elegia al padre”; “Instant bic”; “Oicomai”; “Tre Istorie”)  emerge nitidamente una grande capacità di descrivere gli avvenimenti, di  raccontarli con parole giuste e appropriate, con una armonia e una  costruzione che potremmo definire musicale, senza mai rinunciare alle  emozioni e ai sentimenti, ma nel contempo comprendendo fino in fondo guarnaipad che non si può rifuggire dalla realtà, anche quando si presenta sotto le  sembianze delle durezze della vita e delle miserie che, spesso e volentieri,  caratterizzano la nostra esistenza.

Vincenzo Guarna è un figlio di Satriano, del quale dobbiamo essere  orgogliosi e menare vanto. È giusto che le giovani generazioni sappiano, conoscano, facciano tesoro degli esempi che noi dobbiamo,  consapevolmente, responsabilmente e doverosamente, indicare e  trasmettere affinché non cali l’oblio. E l’oblio non deve cadere su questo figlio illustre di Satriano. Questo vuole essere il senso di questa nostra modesta, ma sentita e dovuta, iniziativa.

Michele Drosi

Sindaco di Satriano

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Vincenzo Guarna – (Caisole di Cherso, 25th November 1934 – Imola, 3rd December 2005) was an Italian writer and a scholar of Eugenio Montale. His works include “Elegy to the father” and “Three Histories”, published with a critical introduction by Professor Antonio Barbuto, and which contains the famous epigraph, “Visse per Ischerzo” also written on his tombstone.

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Vincenzo Guarna – (Caisole di Cherso, 25 novembre 1934 – Imola, 3 dicembre 2005) è stato uno scrittore italiano e uno studioso di Eugenio Montale. Tra le sue opere “Elegia al padre” e “Tre Istorie” pubblicata con una premessa critica di Antonio Barbuto, e contentente l’epigrafe “Visse per ischerzo” che dà il titolo a questa raccolta di scritti ed è affissa sulla sua lapide.

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Della poetica di Vincenzo Guarna – An interview to Professor Antonio Barbuto

Il professor Antonio Barbuto (Soverato 1936) si è laureato in Lettere a Urbino con una tesi su Italo Svevo. Dal 1975 al 1987 ha tenuto la cattedra di Sociologia della Letteratura nell’Ateneo Urbinate per poi passare alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza” come docente di Storia della Critica Letteraria. Il professore è uno dei massimi conoscitori dell’opera di Vincenzo Guarna e a lui ho rivolto alcune domande con l’intento di saperne di più sulla poetica di questo autore.

Cito dalla prefazione a Visse per ischerzo: “Guarna avrebbe potuto scrivere volumi di critica letteraria, romanzi, poesie, ma non ha scritto quasi niente perché come il Fadin montaliano la sua “parola non era forse di quelle che si scrivono”. Ravviso, in questo status-quo, uno splendido tratto kafkiano, del Kafka più grande, quasi una timidezza dell’anima. Cosa ha determinato questa modalità di essere, del suo alter ego letterario, in Vincenzo Guarna?

Guarna appartiene al molto esiguo numero di scrittori autori di un solo libro (Lucrezio, Catulo, Campana per fare i nomi dei miei amatissimi), ma lui nemmeno un libro ha scritto. Forse la sua splendida tesi su Montale avrebbe potuto esserlo. Ma Guarna si è sempre rifiutato al volume.

Più che “timidezza dell’anima” era il pudore di un lettore onnivoro (adolescente consumò un “casciuni” di libri di ogni genere e l’ultimo grande romanzo riletto fu il “Chisciotte” come mi disse).

Come, tra l’altro, avrebbe potuto intraprendere la carriera universitaria: il suo relatore, Giorgio Petrocchi, lo stimava grandemente e così Carlo Cordiè, Della Volpe, Debenedetti per citare i “maestri” che frequentò a Messina e di cui mi parlava con entusiasmo. Ma non se ne fece nulla. Perché? E chi può affermare con sicurezza un’ipotesi. E’ la zona d’ombra d’una intelligenza superiore vissuta a modo suo: primus inter pares ma aldiquà di ogni supponenza, consapevole del suo valore intellettuale ma usato al di sotto d’ogni tentazione di superiorità. Scelse consapevolmente di abitare un mondo “infra questi pidocchi” con eleganza e civetteria.

Eugenio Montale appare come una sorta di guida, di ideale stella cometa che ha accompagnato il percorso intellettuale, forse umano, di Vincenzo Guarna, fin dalla sua gioventù. Cos’ha determinato questa fascinazione e come si è manifestata nella sua opera?

La scoperta di Montale è dovuta al suo coetaeno Giuseppe Chiaravalloti studente a Genova e poi magistrato, e poi ahimè, presidente della regione Calabria.

Montale divenne il suo autore, ma non la sua guida, perché in effetti il poeta ligure, al quale m’introdusse qualche anno dopo, rappresenta il principio del canone novecentesco, non solo per gli Ossi (Meriggiare pallido e assorto è la prima poesia riconosciuta) ma Guarna privilegiava le Occasioni e in particolar modo la sezione dei Mottetti (la copia del secondo libro che i figli mi hanno dato come ricordo di un’amicizia totale è sottolineata abbondantemente) e poi Voce giunta con le folaghe della “Bufera” che mi regalò ai tempi: per comprarla vendette a un suo compagno di terza liceo la cravatta che indossava quel giorno.

Credo che di Montale oltre all’assoluto valore della poesia, condivideva l’assunto di fondo, Codesto solo oggi possiamo dirti,/ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Ma Montale non fu uomo generoso, e Guarna superò ogni limite in fatto di generosità, fu un uomo solo comunque. E non mi chieda il perché.

 vincenzo guarna_FRONTLei ha dato ad intendere che la creazione dell’epigrafe giovanile Visse per ischerzo, sia stata ispirata dalla lettura dell’opera di Edgar Lee Masters. Potrebbe elaborare in merito?

Spoon River, Le liriche cinesi sono due opere che Guarna frequentò assiduamente e mi recitava sovente, nelle nostre infinite passeggiate.

Ma la straordinaria intuizione dell’autoritratto è tutta sua: da una parte il letterato coltissimo, di raffinata bellezza e di consapevole orgoglio mentale; dall’altra la scelta in basso di una quotidianità grigia illuminata solo dagli affetti famigliari tenaci e da qualche amicizia “leggendaria”.

“Visse per ischerzo” la scrisse credo, sui vent’anni: aveva capito tutto di sè, e soprattutto degli altri e del mondo.

Basta anche solo una lettura veloce dell’opera di Guarna, per scoprire una sorta di vena malinconica insita nell’Essenza autorale. A suo avviso, quali le motivazioni della stessa e quali le sue conseguenze su un piano pratico?

“La tristezza ch’ebbe la tua coraggiosa allegria” è invocata da Lorca ne “Lamento per Ignazio”. E’ qui che risiede la lucidità razionale e le pulsioni emotive di Guarna. L’impossibilità di coniugare assieme le altezze della mente, le ansie del cuore, con “le cose occorrenti ai tempi suoi”. C’è un solco invalicabile che Gozzano (altro poeta cult) gli forniva l’espressione estetizzante e tutto sommato appropriata “non amo che le rose/che non colsi. Non amo che le cose/che potevano essere e non sono/state”. Chiamate queste cose come volete ma non v’ha dubbio che la nota dominante resta quella della malinconia.

guarnakindle paperwhiteLei ha definito, a titolo di omaggio, il lascito letterario di Vincenzo Guarna “una valigia leggera”, “un piccolo testamento”. Se la sentirebbe di aggiungere qualcos’altro?

Posso sommessamente ricordare il “vissi al cinque per cento” di Montale, il rendiconto finale del Gattopardo che dei suoi sessantatre anni di vita pensava di averne vissuti si e no tre. E Guarna, dopo questi esempi (va ricordato che il mio amico, e lui lo sapeva fin troppo, era impastato di letteratura fin nel midollo) come poteva immaginare lasciti cospicui, grandi testamenti. Col tratto disinvolto della sua eleganza ha tolto d’imbarazzo tutti rassicurandoci col felice coup de theatre dell’impareggiabile “epigrafe”.

source Rosebud – Giornalismo Online www.rinabrundu.com

External Links:

Vincenzo Guarna on Wikipedia (Italian language).

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