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MASSIMO PITTAU – LA LINGUA ETRUSCA

Grammatica e Lessico

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I N T R O D U Z I O N E Area ed epoca di diffusione della lingua etrusca§ 1. La lingua etrusca è quella che parlavano gli Etruschi, civilissimo popolo che abitò l’Italia antica ad iniziare dalla metà del secolo X avanti Cristo fino alla sua sottomissione e confederazione coi Romani ed alla sua entrata nello stato romano. L’area di diffusione della lingua etrusca corrisponde, almeno a grandi linee, all’area di diffusione della «civiltà etrusca», la quale comprendeva le seguenti zone dell’Italia: innanzi tutto l’Etruria propriamente detta, la quale aveva come suoi confini a sud e ad est il corso del fiume Tevere, a nord e ad est il corso del fiume Arno. Sempre a grandi linee dunque l’antica Etruria corrispondeva all’odierna Toscana, ma a meridione comprendeva anche l’odierno Lazio settentrionale, quello situato a nord del Tevere.

Questo fiume infatti costituiva appunto il confine fra l’Etruria e il cosiddetto Latium vetus, il quale risultava solamente a sud del fiume stesso, sulla sua riva sinistra. La città di Roma pertanto non era allora al centro del Lazio come finì col risultare in seguito, ma era una vera e propria città di confine. E infatti anche il suo nome è quasi certamente etrusco, dato che con grande probabilità è derivato dall’arcaico vocabolo latino, ma di origine etrusca, ruma «mammella» (§ 11), e più esattamente da quella grande ansa, a forma di mammella, che il Tevere ha formato di fronte all’isola Tiberina, sulla riva destra, quella che veniva chiamata ripa Veientana, dal nome della città etrusca di Veio . In maniera analoga ma inversa, almeno all’inizio, a settentrione l’Etruria non comprendeva le zone poste sulla riva destra dell’Arno. In seguito però gli Etruschi allargarono il loro dominio politico e culturale molto oltre l’Etruria, a meridione conquistando ed occupando parecchie città del Lazio – fra cui, in primo luogo, Roma – e in Campania la città di Capua e la zona circostante, a settentrione valicando l’Appennino tosco-emiliano e conquistando e occupando l’attuale Emilia-Romagna e una parte della pianura padana, arrivando di certo a Felsina (= Bologna), Modena e Mantova, probabilmente a Parma ed a Verona. Infatti in tutte le regioni italiane citate sono state trovate iscrizioni fatte in lingua etrusca: Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. Ma sono state trovate iscrizioni in lingua etrusca anche in Liguria, in Piemonte, nella Gallia Narbonese, in Corsica, in Sardegna e perfino in Tunisia ; segno evidente, questo, della grande autorevolezza che la lingua etrusca godeva in tutta Italia in virtù sia della potenza politica, civile ed economica degli Etruschi, sia della magnificenza della loro civiltà, sia infine in virtù della circostanza che l’etrusco fu la prima lingua che nell’Italia centrale e settentrionale fruì della tradizione scritta. Ed infatti gli altri popoli d’Italia impararono a scrivere le rispettive lingue per impulso degli Etruschi e apprendendo da loro l’alfabeto. In quest’ordine di idee sia sufficiente segnalare e sottolineare che le più antiche iscrizioni che sono state rinvenute a Roma sono in lingua etrusca e non in lingua latina.
In secondo luogo è da evidenziare il seguente fatto, assai importante sul piano storico e culturale. È cosa abbastanza nota che nella sua fondamentale e famosa opera Zur Geschichte Lateinischer Eigennamen (1904) Wilhelm Schulze ha proceduto a stabilire strette connessioni linguistiche fra la antroponimia etrusca e quella latina. Ciò è dipeso dal fatto che da un lato l’opera di prima alfabetizzazione dei Romani, dei Latini, degli Osci, dei Falisci, degli Umbri e dei Venetici è stata effettuata appunto dagli Etruschi, dall’altro la lingua etrusca aveva nell’Italia di quei secoli la caratteristica e la autorevolezza di unica lingua scritta e inoltre di lingua di cultura…..

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Massimo Pittau (Nuoro, 6 febbraio 1921) è un linguista e glottologo italiano, studioso della lingua etrusca, della lingua sarda e protosarda. Ha pubblicato numerosi studi sulla civiltà nuragica e sulla Sardegna storica. Le sue posizioni riguardo al dialetto nuorese (massima conservatività nell’ambito romanzo) sono vicine a quelle del linguista Max Leopold Wagner con cui è stato in rapporto epistolare. Nel 1971 è entrato a far parte della Società Italiana di Glottologia e circa 10 anni dopo nel Sodalizio Glottologico Milanese. Per le sue opere ha ottenuto numerosi premi.

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